Art. 21: forte preoccupazione dell’AIP

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Proponiamo il documento che l’autorevole Associazione Italiana di Psicologia (AIP) pubblicava il 29 novembre 2013 circa l’applicazione dell’Articolo 21 dopo l’esito referendario.

L’Associazione Italiana di Psicologia (AIP) esprime forte preoccupazione per le possibili conseguenze negative dell’applicazione dell’articolo 21 del Codice Deontologico degli Psicologi.

Pensato per prevenire l’esercizio abusivo della professione e circoscrivere la specifica attività dello psicologo, le modifiche introdotte dal recente referendum indetto dal Consiglio Nazionale dell’Ordine ne hanno completamente modificato il significato e lo scopo. Nel nuovo articolo 21 la definizione di ciò che è specifico della professione è così generica da includere qualsiasi attività comunicativa e promozionale.

L’inserimento della frase “Sono specifici della professione di psicologo tutti gli strumenti e le tecniche conoscitive e di intervento relative a processi psichici (relazionali, emotivi, cognitivi, comportamentali) basati sull’applicazione di principi, conoscenze, modelli o costrutti psicologici” rischia di moltiplicare le segnalazioni improprie e i casi controversi, fino ad impedire l’attività di aggiornamento e formazione di un ampio ventaglio di figure professionali che devono interagire con gli psicologi e condividerne linguaggi e modelli.

Medici, operatori sanitari, insegnanti, magistrati, solo per fare alcuni esempi, non possono non usare “strumenti e tecniche conoscitive e di intervento relative a processi psichici basati sull’applicazione di principi, conoscenze, modelli o costrutti psicologici”. L’applicazione di principi, conoscenze, modelli o costrutti psicologici non è riservata alla professione di psicologo. Nell’interazione con pazienti, studenti e clienti, nel formulare ipotesi diagnostiche, raccogliere testimonianze o assumere decisioni, nel pianificare e attuare attività didattiche e di studio, in tutti questi casi che non si riferiscono alla professione di psicologo è necessario conoscere e usare strumenti e tecniche che derivano da teorie e modelli psicologici.

L’insegnamento della psicologia non è riservato alla formazione dei soli psicologi. Molti professionisti necessitano di competenze psicologiche ed è auspicabile che sappiamo fondare la loro capacità di intervento non psicologico su solide conoscenze psicologiche

L’attività didattica è pensata per diffondere conoscenza, formare consapevolezza e aiutare i professionisti con cui si collabora e si interagisce. Organizzare master e corsi di aggiornamento, partecipare a conferenze e seminari non significa “avallare con la propria opera professionale attività ingannevoli o abusive concorrendo all’attribuzione di qualifiche, attestati o inducendo a ritenersi autorizzati all’esercizio di attività caratteristiche dello psicologo”.

E’ necessario distinguere tra formazione degli psicologi e trasferimento delle conoscenze psicologiche. Diffondere la conoscenza di principi, modelli o costrutti psicologici che consentono di comprendere i processi psichici (relazionali, emotivi, cognitivi, comportamentali) non significa favorire attività ingannevoli o abusive.

L’AIP è preoccupata per le situazioni di conflitto con le altre professioni e per le difficoltà di interpretazione dei singoli casi, che potranno derivare dalla vaghezza dell’attuale testo. L’AIP tuttavia ritiene prioritario tutelare il ruolo di docenti e ricercatori quali formatori e promotori del sapere psicologico e si impegna a mantenere immutata ogni attività di aggiornamento, didattica e divulgazione.

Sull’argomenti vedi anche:

Referendum sulle modifiche al Codice Deontologico: Votare si o votare no?

Interpretazione dell’articolo 21 del Codice deontologico

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