Essere buoni (senza pagare pegno)

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“… Ci appelliamo ad ogni singolo consigliere affinché possa fare con serenità una scelta di coscienza. Siamo stati eletti a servizio degli iscritti e non a servizio di parti politiche”[1].

Così recita la parte conclusiva della Lettera Aperta ai Colleghi e a Cultura e Professione, pubblicata oggi sul sito di Altra Psicologia.

Un modo, neanche troppo velato, di mettere le mani avanti, comunicare le buone intenzioni e lanciare la palla nell’altro campo.

Se i consiglieri di Altra Psicologia sono stati eletti non a servizio di parti politiche perché la loro lettera aperta sottolinea in più punti che hanno la maggioranza relativa, lasciando intendere che sono legittimati, loro, a prendere decisioni? Perché non dichiarano apertamente che sono disponibili a farsi controllare riconoscendo alla minoranza numericamente più significativa il Coordinamento del Consiglio di Indirizzo Generale ed un ruolo nel Collegio Sindacale? Perché provano a fare il gioco di scaricare la responsabilità sulle scelte di Cultura e Professione?

La verità è che le scelte hanno un prezzo che non si può scaricare sulle spalle degli altri.

E forse è questo quello che ci preoccupa maggiormente di questo incipit del cosiddetto ENPAP 2.0!

Altra Psicologia ha vinto le elezioni ENPAP e, probabilmente, ha sbagliato nel calcolare le candidature, trovandosi con 3 eletti al CdA ed al CIG contemporaneamente. Ovviamente, non si possono ricoprire due incarichi e, per mantenere la maggioranza nel CdA, l’ha persa nel CIG.

Ci si aspetterebbe, quindi, un atto di umiltà e di vera volontà di collaborazione, riconoscendo, concretamente, di aver bisogno degli altri (non con le parole ma con i ben più difficili fatti!).

Ci troviamo di fronte, invece, ad un infantile tentativo di scaricare la responsabilità, insinuando il dubbio che se l’Ente si troverà in difficoltà sarà per colpa della mancanza di collaborazione di Cultura e Professione.

La domanda sorge spontanea: perché, come già fece l’AUPI, AltraPsicologia intende mantenere il controllo degli Organi? A quali logiche risponde questo tentativo di scaricare la responsabilità? A chi spetta (tra due, di cui uno è momentaneamente più forte) l’onere di costruire collaborazione?

Ci dispiace ma non è un buon inizio.

Si deve essere disponibili a passare dalle parole ai fatti e a pagare pegno per rendere concreti i valori che si proclamano.


[1] AltraPsicologia, 6 Maggio 2013: http://www.elezionienpap.it/lettera-aperta/

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