Ordini: il programma nazionale in sintesi

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Programma Nazionale Sintetico

Cultura e Professione ritiene che la politica professionale a livello nazionale debba occuparsi di due grandi emergenze della Psicologia: l’Occupazione e la regolazione dell’Accesso alla professione. Sono tematiche di primaria importanza per assicurare un futuro agli psicologi. Le molteplici azioni di un ordine deve avere queste due emergenze come capisaldi imprescindibili: la crescita abnorme del Sistema professionale e la perdita di ricchezza (prestigio, valore) del Sistema stesso.

Questi due filoni toccano gran parte dei compiti degli organismi ordinistici: Tutela e Garanzia, Promozione e Sviluppo; devono trovare una sponda forte nel livello nazionale della professione, dove si interfacciano la Politica, il Parlamento, i Ministeri, i Partiti, gli interlocutori della società civile.

1. L’Occupazione

Siamo attualmente una professione a rischio recessione. Assistiamo ad una diffusa sottoccupazione con redditi ampiamente insufficienti.

Va colta ogni occasione per aprire spazi di azione agli psicologi, non solo per l’obiettivo occupazionale, ma anche per una questione di civiltà: i  rischi sono: la medicalizzazione del disagio da un lato e la banalizzazione della competenze Psicologiche dall’altro. Ciò non sarà però ancora sufficiente se il potere Amministrativo e la Politica non investiranno sulla Psicologia sia sul piano legislativo sia nelle prassi amministrative di assunzione.

Continuiamo a batterci per la maggiore definizione dell’art. 1 della legge 56/89!

1.1. L’immagine della psicologia

E’ necessario rafforzare l’impegno per cambiare il vecchio retaggio culturale che vede la psicologia soltanto come la disciplina degli stati patologici per sostenere invece l’immagine della psicologia rivolta al benessere delle persone, alla funzionalità dei sistemi di formazione, di lavoro, di convivenza.

1.2. Tutela e incremento delle prerogative esclusive della psicologia

Nel nostro Paese l’ignoranza culturale su cosa sia in grado di mettere in campo la psicologia è molto ampia e la nostra identità è ancora confusa con altre discipline e altre professioni. Tanto è vero che su questa fragilità della nostra immagine proliferano mestieri più alla moda, dal counsellor al filosofo clinico, i quali affondano le mani nelle nostre competenze e intendono offrire prestazioni proprie della psicologia, immaginiamo con quali risultati. Un fenomeno che va bloccato con azioni forti.

La Psicologia deve diventare protagonista nella cultura del nostro Paese, uscire dall’ombra e smettere i panni  di “cenerentola” nei confronti di altre professioni.

1.3.Costruzione di rapporti istituzionali con soggetti pubblici e privati

Gli innumerevoli settori in cui si articola la Psicologia debbono essere sostenuti nella loro azione quotidiana con la costruzione di cornici “politiche” e normative che diano forza e legittimità al loro intervento che spesso denota idee e  metodologie innovative per la Psicologia. Ci riferiamo alla Psicologia del Lavoro, della Salute, Viaria, di Base, nel Terzo Settore, Scolastica, dell’Emergenza, dello Sport, Penitenziaria, Giuridica, ecc.

1.4 A difesa del Fatturato

Gli Studi di Settore possono essere un utile strumento di dialogo tra professione e fiscalità per rendere la normativa sempre più aderente alla realtà della professione che, nel nostro caso, è molto variegata. Essi non devono risultare, al contrario, uno strumento vessatorio.

1.5 Il Sistema Sanitario Nazionale

La psicologica sta inesorabilmente scomparendo dal SSN. Nei LEA (Livelli Minimi di Assistenza da garantire ai cittadini) determinati dal governo, la Psicologia non viene nemmeno menzionata, restando così totalmente invisibile. L’inserimento nei LEA  permetterebbe invece  di monitorare la reale domanda da parte del SSN verso la Psicologia e la Psicoterapia, aprendo le porte a nuovi concorsi.

Un obiettivo importante è stato raggiunto, Il Consiglio Nazionale è passato dalla vigilanza del Ministero della Giustizia a quella del Ministero della Salute. Serve ora un decreto che definisca la nostra disciplina come “Professione Sanitaria”. Ciò porterebbe ad avere maggiori garanzie su molti piani, forse anche su quello formativo.

2. Regolazione degli Accessi alla Psicologia e Qualità della Formazione

La Psicologia registra il maggiore incremento di iscrizioni all’Albo tra le professioni. Attualmente sono 80 mila gli studenti attivi nei corsi di Psicologia e si riversano sul mercato ad un ritmo di 7.000 all’anno, molto più del numero totale degli Psicologi in servizio nel Sistema Sanitario Nazionale! Tra cinque  anni avremo circa 3 psicologi ogni 1.000 abitanti (uno psicologo ogni 330 abitanti), contro ad esempio l’attuale 4,2 dei medici.

Di questi numeri il MIUR non si preoccupa, e autorizza invece, quella pletora di corsi e corsetti di Laurea in Psicologia che sono nati come funghi negli ultimi anni, disinteressandosi di conoscere lo stato del mercato professionale della Psicologia.

La nostra professione deve negoziare con il potere politico e amministrativo un rigido e veritiero contenimento degli accessi alla formazione, commisurato al reale fabbisogno rilevato nel paese. Il Ministero deve assumersi la responsabilità di giustificare ogni corso di laurea fino ad oggi aperto verificando lo stato di occupazione degli  Psicologi.

In collaborazione con l’Università va promossa la qualità degli insegnamenti e la revisione dei curricula di studio. L’inserimento degli Psicologi nel mercato del lavoro segue spesso percorsi molto diversi da quelli idealmente prospettati nel corso degli studi universitari. Sembra esistere un sovradimensionamento della Clinica a svantaggio di altre prospettive: Lavoro, Comunità, Sport, Apprendimento, Economia, Sociale, Invecchiamento, Transcultura, ecc.).

Le Lauree triennali hanno fallito, la loro valenza professionalizzante è percepita pressoché uguale a zero. Va ripristinato un organico percorso di studi quinquennale.

E’ anche necessario rivedere le prove da sostenere per gli esami di abilitazione alla professione che risultano essere un inutile ripasso di ciò che si è studiato. Vanno ridotte e qualificate introducendo elementi propri della professione a partire dalla deontologia

3. La Psicoterapia

Sappiamo come numerose ricerche sul disagio mentale e comportamentale della popolazione indichino l’assoluto sotto-dimensionamento dell’offerta di servizi pubblici adeguati per la prevenzione e per la cura. Va proseguita la battaglia del convenzionamento per la Psicoterapia.

Il MIUR deve sapere che il proliferare di sempre nuove Scuole di Psicoterapia riconosciute non rappresenta un valore aggiunto per la professione. E’ bensì causa di confusione nell’utenza ed anche nei potenziali allievi.

Occorre valorizzare pienamente il ruolo che le Scuole Private di Psicoterapia svolgono nella realtà italiana. I legittimi diritti delle scuole, degli allievi e degli utenti di questo settore vanno difesi vigilando sulla piena applicazione della legge sull’equipollenza e incentivando la trasparenza e la qualità della formazione di questo settore.

4. Il funzionamento del Consiglio Nazionale 

Il Consiglio Nazionale è composto dai 21 presidenti degli ordini regionali e delle province autonome di Trento e Bolzano più un triennalista e per poterlo governare è necessario ottenere la presidenza in almeno 11 regioni (tra cui anche le province autonome di Trento e Bolzano). Da sempre il CNOP è stato governato dal sindacato di categoria AUPI che rappresenta i pubblici dipendenti ed ora governa anche l’ENPAP. Un vero e proprio conflitto d’interessi. Un accentramento di poteri che ci deve far riflettere, un sindacato che governa la professione sotto ogni aspetto ci deve allarmare, tra l’altro nel funzionamento del Consiglio Nazionale non esiste un parametro di reale rappresentanza democratica, è nostro obiettivo ottenerla attraverso l’introduzione del voto ponderato, per garantire che tutti i colleghi abbiano lo stesso potere di delega.

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